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Aggiornamenti

22-11-2002
Aggiornamenti del progetto in Messico

L'associazione AVSI ci ha comunicato che 24 bambini di Ciudad del Carmen sono stati adottati a distanza.

10-12-2002
Una coppia di sposi novelli incontra il bimbo adottato a distanza.

Decidiamo con gioia di approfittare del nostro viaggio di nozze nella penisola dello Yucatan in Messico, per andare a conoscere Augustin, il bimbo di sette anni che stiamo sostenendo a distanza, ed il centro di Campeche. Arriviamo a Campeche, capitale dell'omonimo Stato, in auto. La città appare bella, con curati e grandi viali a mare e caratteristiche casette coloniali. Allontanandoci dal centro turistico però, spariscono le indicazioni stradali, i numeri delle vie e può capitare di attraversare binari del treno che passano tra le strade senza preavviso. Ci perdiamo. Raggiungiamo il posto solo grazie al gentile aiuto della polizia che ci accompagna. Il centro di Solidaridad Juvenil di Campeche si trova in una zona leggermente collinare. Le abitazioni si fanno piccole, con improvvisate casette di bozze e anche qualche baracca. Il centro di Solidaridad Juvenil, invece, è una costruzione abbastanza moderna, in tutto simile ad una scuola italiana. Ci accoglie Monica Fernandez, la responsabile del centro. Deve ancora fare la pausa pranzo, quando noi abbiamo ormai mangiato da un pezzo, ma è gentilissima, sorridente, premurosa e ci sentiamo subito ben accolti, mentre abbiamo una gran paura di essere un fastidio. Anche se parla solo spagnolo, mentre noi lo capiamo a stento, si sforza pazientemente di farsi capire. Ci mostra parte del centro, tra cui un'aula con funzioni ricreative/educative dove una giovanissima maestra e una sua aiutante intrattengono dei piccoli. Chiediamo informazioni sul bimbo che sappiamo dalle lettere dovrebbe aver iniziato la scuola anche se con un anno in ritardo. Purtroppo i problemi persistono, tanto che è stato ritenuto opportuno aumentare visite e terapie specialistiche. Poi ci presenta Marilù. E' una donna risoluta, attiva, concreta. E' responsabile per molti progetti ed incarichi sociali, per vari centri ed associazioni. Ci spiegano che il bimbo, Augustin, non si trova nel centro, ma in un orfanotrofio che accoglie molti bambini grazie anche al contributo del centro stesso. Che per non interferire nel difficile equilibrio sociale dell'orfanotrofio ci spiegano che non è possibile visitare un solo bimbo. Quindi si propone di andare lei a prenderlo all'orfanotrofio per farcelo conoscere. E' molto gentile e soprattutto si capisce che ha a cuore la possibilità di far passare una giornata diversa e magari migliore al bimbo. Nel frattempo ci presenta un italiano, Andrea. E' un ragazzo di Milano laureato in scienze politiche che lavora nel centro solo da Febbraio. Ci racconta di aver scoperto di desiderare di lavorare per aiutare il prossimo grazie ad alcune esperienze maturate in difficili situazioni in Sud America ed Africa. Andrea ci illustra un po' la storia del centro. Scopriamo così che, fondato da monaci italiani, all'inizio il centro si occupava di sostenere i giovani messicani per permettere anche ai meno abbienti di frequentare studi universitari. Successivamente, persone come Marilù si sono occupate di fornire un pasto ai piccoli malnutriti della comunità. Hanno girato tra le famiglie povere offrendo il loro aiuto. Andrea ci spiega che così, offrendo il pasto, si è potuto instaurare un rapporto coi piccoli e le loro madri, potendo quindi estendere il loro aiuto ad esempio nell'igiene di entrambi, o nell'educazione. Attualmente il centro oltre a questo fornisce anche un vero e proprio servizio di asilo. Inoltre sono stati sviluppati molti altri progetti, come quello di aiuto anche alle giovani madri. Queste infatti, a causa delle peculiari caratteristiche sociali e culturali, si ritrovano spesso sole con i loro figli. Dovendo lavorare tutto il giorno ed accudire i figli non hanno quindi in pratica tempo per loro stesse. Per questo il centro si occupa anche di loro, delle loro esigenze di donne o semplicemente garantendo persone che sappiano ascoltarle. Ci parlano anche dei progetti che intendono instaurare, come quello di aiuto ai giovani, per insegnar loro un lavoro od aiutarli ad intraprendere piccole attività. Fuori sulla porta c'è un cartello per un corso per muratori. Finalmente arriva Augustin! Marilù ha già progettato tutto, un bel giro in pulmino col bimbo per le zone più belle della città. Ci presenta come gli zii dall'Italia. Così ci sediamo dietro il pulmino con Augustin. E' piccolo piccolo, come tutti i messicani, ma bellissimo e con due occhietti intensi. Marilù ci avverte che forse con noi non parlerà. Lo portiamo a prendere un gelato. Sembra perplesso, ma poi si gusta il gelatone con calma ed intensità sino all'ultima briciola. Marilù spiega che probabilmente uno tutto suo non lo aveva mai mangiato. Quindi andiamo ad una rocca. Facciamo un giro, qualche foto ed amicizia. Il bimbo ci spiega qualche parola in Messicano: piede, mano, testa. Andiamo anche sulle giostrine. Non sull'altalena “caliente”, ma tutti insieme: io, mia moglie ed il bimbo sulla giostra che gira, anche se a dire il vero, essendo di corporatura robusta io fatico un po'. Sosta al bagno, che al bimbo gli scappa. Poi ci portano in centro. Visitiamo una bella chiesetta con un caratteristico Cristo nero. Marilù e un responsabile dell'orfanotrofio ci osservano sempre a distanza. Ci lasciano stringere amicizia con lui, cercano di far sì che il bimbo si senta come se fosse in gita domenicale con due genitori veri ed al tempo stesso sorvegliano per intervenire a risolvere eventuali problemi. Devono portarlo in chiesa spesso, perché entra ed esce facendosi il segno della croce e sembra conoscere bene l'ambiente. Giochiamo un po' saltellando gli scalini e scopriamo che ancora non ha imparato bene a contare. Poi purtroppo per noi comincia a farsi tardi. Dobbiamo riportare l'auto a noleggio e rientrare nell'albergo lontano oltre 200 Km. Così gli diamo i regalini che abbiamo portato. Un gioco “memo” con le cartine raffiguranti zone d'Italia e cercando di spiegargli che Viareggio è dove stiamo noi. Ed un domino. Il tempo per le ultime foto davanti al centro e lo salutiamo. Salutiamo anche Marilù, Andrea e Monica. Sono stati stupendi. Hanno impiegato tutto il loro prezioso tempo per dedicarlo non tanto a due visitatori, ma ad un bimbo, cercando di donargli quella che speriamo sia stata una bella giornata. Di certo una fantastica giornata l'hanno dedicata a noi. Ci ha colpito l'umanità di queste persone, il loro impegno, e credo che ricorderemo il nostro viaggio di nozze soprattutto per quel pomeriggio. Un'esperienza che ti riempie l'animo e che sentiamo di consigliare vivamente a tutti quelli che potranno averne occasione. Ed un'ennesima conferma di quanto di bello si possa fare anche con poco, con così poco che a stento ce ne accorgiamo, ma che può bastare per aiutare qualcun altro.

27-11-2002
Relazione annuale 2002.

Progetto di sostegno a distanza AVSI-CSJ Campeche, Messico. Relazione annuale 2002.
Il contributo del progetto di Sostegno a Distanza di AVSI ci ha permesso di passare da azioni assistenziali a processi educativi che contribuiscono allo sviluppo del bambino, e di seguito a quello della sua famiglia e alla comunità. Quest'anno AVSI grazie al Sostegno a Distanza collabora allo sviluppo integrale di 580 bambini e bambine dello Stato. Ciò è possibile grazie ai rapporti stabili all'interno del progetto educativo. Il partner locale di AVSI, il Centro di Solidarietà Giovanile (CSJ) è una organizzazione della società civile impegnata nello sviluppo integrale della persona in circostanze di povertà estrema, grazie ad una presenza nell'ambiente che permette di instaurare rapporti tra le persone che condividono insieme i bisogni. Nei progetti del CSJ il protagonista dell'intervento è la persona.
Sviluppo dei progetti con l'apporto del Sostegno a Distanza. La Mensa dei bambini: in questo progetto 61 bambini e bambine ricevono quotidianamente gli alimenti giornalieri del pranzo. Da questo primo contatto è nata la possibilità di creare un progetto di assistenza educativa con laboratori pedagogici, assistenza pedagogica singola (ai bambini con difficoltà di apprendimento e di comportamento), e recupero scolastico (aiuto ai compiti di scuola). Un'attività che iniziò con 12 bambini come servizio d'assistenza, ora è arrivata a contribuire allo sviluppo di 70 bambini della comunità di SamulA'. Quando con AVSI persone italiane cominciarono a sostenere i nostri bambini, l'interesse che questi sostenitori esprimevano, in ogni lettera informativa, a conoscere lo sviluppo del bambino dentro il nostro progetto, fu un richiamo costante a portare a termine azioni che consentissero il racconto vero e verificabile di tale sviluppo del bambino. Così oggi esistono laboratori pedagogici, assistenze speciali psicopedagogiche a bambini con difficoltà d'apprendimento e/o di comportamento, ci sono aiuti a fare i compiti ai bambini ritardati. Attualmente all'interno dei laboratori pedagogici si svolgono corsi di marionette a contenuto nutrizionale. Tutto grazie ad un rapporto affettivo stabile con cui si mettono in gioco aspetti e strumenti educativi, pedagogici, sociali, medici e nutrizionali.
Cosa facciamo con il suo contributo? Abbiamo elaborato un progetto alimentare in cui si lavora con le madri assistenti, responsabili della cucina, direttrici degli asili, maestre e pedagoghe di un processo educativo in cui il bambino è seguito integralmente, con il desiderio di partire dalle risorse circostanziali. Così il bambino riceve un pasto giornaliero equilibrato e adeguato, molte volte l'unico pasto del giorno. Peraltro le educatrici del bambino vengono formate ad affrontare i bisogni che emergono nel rapporto con il bambino.
Iniziamo l'accompagnamento nei CAIC! A un certo punto i nostri bambini devono lasciare il CAIC (scuola materna) per andare alla scuola primaria. Per non interrompere il rapporto con noi e con il sostenitore, abbiamo concordato con le madres cuidadoras (padrone di casa nel CAIC) che favoriscano la realizzazione di laboratori pedagogici con questi bambini, e che quindi collaborino allo sviluppo integrale del bambino e contribuiscano all'educazione che la famiglia e la scuola offrono al bambino. Il primo CAIC con cui abbiamo iniziato è Crayolas.
Sviluppo del progetto generale. Da gennaio 2002 abbiamo iniziato un progetto “Centro di Sviluppo umano”, un intervento nella comunità che deve durare 3 anni ed è co-finanziato dall'Unione Europea. In tale progetto AVSI svolge la funzione di coordinamento generale e contribuisce con il Sostegno a Distanza. Con questo progetto abbiamo potuto creare un'area pedagogica il responsabile della quale coordina le azioni educative di: Mensa dei Bambini CSJ, Estancia Centro Diurno dei Bambini CSJ, la Mensa delle Vincenziane (volontarie dell'ordine di San Vincenzo), laboratori pedagogici nella comunità e nei CAIC di SamulA'; sostenere 100 bambini specialmente in attività educative, non solo del CSJ ma anche di altre esperienze della comunità; iniziare un lavoro con le famiglie; iniziare un gabinetto di lavoro sociale; formare un'equipe interdisciplinare.
L'aiuto di AVSI è sempre stato prezioso, però quest'anno è veramente cruciale in quanto è fonte preziosa di sostentamento per persone che hanno solo questo come possibilità per alimentare i propri figli e per l'aiuto e la sussistenza delle proprie famiglie.
Riflessione sulla nostra esperienza: dall'inizio della nostra esperienza AVSI ha rappresentato l'ambito non solo di un sostegno economico, ma anche di condivisione, rendendoci partecipi dell'esperienza fatta in anni di presenza nel mondo, secondo il metodo AVSI. Il programma di Sostegno a Distanza ci ha offerto la possibilità di passare da 12 bambini seguiti come persone nelle circostanze della vita a 580 bambini in tutto lo stato. Inoltre ci è sempre stato richiesto di effettuare non solo un lavoro assistenziale ma soprattutto di preoccuparci permanentemente dello sviluppo del bambino. Chi contribuisce con parte del suo stipendio mensile a seguire un bambino nella nostra opera, contribuisce a che questo bambino possa avere non solo una migliore qualità di vita, ma rinnova in noi la certezza del bene nel mondo, davanti agli occhi di tutti noi che lavoriamo nei vari progetti. Monica Fernandez Montufar

07-10-2002
Storia di Diego Matteo.

Oggi Diego Matteo ha 16 anni. Nel 1998 decide di abbandonare il suo luogo di origine, la città di Champoton nello Stato di Campeche, in compagnia di una sorella maggiore che ha due figli e di andare a vivere a Ciudad del Carmen. Dopo pochi mesi rimane abbandonato in questa cittA' perché la sorella maggiore decide di ritornare alla cittA' d'origine. Rimanendo solo, trova una famiglia povera che l'accoglie in casa. Nel giugno del 2000, Diego ha una tosse persistente e la famiglia che l'ha accolto lo porta da un medico, senza però sviluppi significativi nella salute. Attraverso il programma AMA (Attenzione a Minori e Adolescenti, che AVSI sostiene con l'adozione a distanza), un pediatra decide volontariamente di visitare il bambino e con alcuni studi scopre che soffre di tubercolosi polmonare. Viene canalizzato ad un altro programma apposito di appoggio alla tubercolosi e, dopo un trattamento di nove mesi, riesce a guarire definitivamente, nel marzo del 2001. Diego ha ripreso a studiare all'Istituto statale per l'educazione agli adulti, dove gli manca poco per terminare le elementari. Con un appoggio specifico, sta anche seguendo un corso per elettricisti e inizierA' presto un corso per computer.

01-10-2002
Drammatica testimonianza dallo stato di Campeche.

Cara Dania, qui la situazione é stata terribile per l'uragano che é passato. In realtà Merida é in una situazione terribile, però Campeche é stata inondata completamente, solo in Samulà ci sono 300 senza tetto. In questo momento ha ricominciato a piovere, spero che non continui. Oltre ai nostri bambini ce ne sono altri 50 a cui provvediamo col mangiare. Moltissimi hanno perso vestiti etc. Credo che a Ciudad del Carmen la situazione sia peggiore, perché é un'isola e normalmente si inonda. Non ci sono morti però la situazione é realmente difficile. Cercherò di mandarti una descrizione breve e accurata del progetto in corso a Ciudad ed anche la lettera scritta da un niño de la calle e una testimonianza di chi lavora con loro. Se qualcuno potesse mandare soldi per vestiti e cibo per i bambini sarebbe bellissimo.
Un abbraccio. Giovanni

22-11-2001
Programma di sostegno nutrizionale realizzato dal Centro de Solidaridad Juvenil di Campeche (Messico), in collaborazione con AVSI, GRAZIE AI CONTRIBUTI DELL'ADOZIONE A DISTANZA.

Testimonianza di Marilù, responsabile del progetto.

Dall'esperienza quotidiana abbiamo imparato che la distribuzione di cibo era un'occasione per avviare una prima fase di conoscenza e di rapporto con le madres cuidadoras (le madri che si occupano di accogliere anche altri bambini presso il loro domicilio) e con i bambini e non rappresentava il solo obiettivo del programma. Il lavoro e l'assistenza al bambino avvenivano attraverso i requisiti operativi del programma stesso; questo ero l'unico modo per rendere chiara la presenza dei bambini nei confronti delle madres cuidadoras. Esse ritenevano fosse importante sapere esattamente quanti fossero i bambini e le rispettive madri che beneficiavano del programma e si è accettata la proposta di prendere nota settimanalmente delle vicende più significative su ogni bambino per poter informare nelle lettere di notizia i rispettivi sostenitori.
Questo programma ci ha fatto capire sempre meglio che la ricchezza del nostro lavoro si basa sul metodo, come testimonianza del luogo al quale apparteniamo, e abbiamo visto che ciò che educa è un rapporto umano, è il partire dalla persona. E' un lavoro che mi ha educato a riconoscermi accompagnata e a rischiare davanti agli altri decisioni mie ma che so essere condivise con le altre persone con cui lavoro.
Nel momento stesso in cui sono state compilate le schede per ognuno dei bambini da inserire nel programma, le operatrici comunitarie si sono rese conto di non conoscere e aver ignorato dati importanti dei bambini. Decidendo di rivolgere la propria attenzione ai bambini, sono state in seguito più attente alle attività realizzate dai bambini stessi dentro e fuori dal centro, si sono maggiormente interessate al contesto familiare quotidiano, si occupano del loro benessere e riconoscono che adesso lavorano con più gusto, coscienti che per noi il protagonista è il bambino. La maggior parte dei centri ha acquistato materiale didattico, giochi, carta crespa, colori, stoffa per rendere più gradevole l'insegnamento ai bambini, perché giocando imparano.
Tutto ciò ha reso gli operatori più attenti ai momenti significativi dei bambini in modo da poterli raccontare, attraverso le lettere di notizie, ai sostenitori. Si è più attente a non trascurare i piccoli perché si è anche compreso che alcuni bambini non mangiano più fino al giorno successivo, quando vengono riportati al centro dai loro genitori. I genitori si sono dimostrati interessati nel partecipare alle attività della scuola, migliorando in questo modo l'integrazione familiare.

Marilù, Campeche, Mexico